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Abolizione province

di Filippo Franzone, 08.07.2013

 


 

Dopo la bocciatura , ad opera della Consulta, del Decreto “Salva Italia” presentato dal Governo Monti nel luglio 2012, che prevedeva la fusione e quindi la diminuzione del numero delle province italiane, il tema Province entra nuovamente in discussione. La motivazione dei Giudici Costituzionali: “non è materia che si può disciplinare con un Decreto Legge”.

Con questa motivazione, è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dei seguenti articoli di Legge:  “Art. 23, commi 4, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21 bis del decreto-legge del 6 dicembre 2011, n. 201; degli artt. 17 e 18 del decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95  per violazione dell’art. 77 Costituzione, in relazione agli artt. 117, 2 comma lett. p e 133, 1 comma Costituzione”.

 

Ovviamente, il Decreto Salva Italia, fatto da un Governo (Monti) con i giorni contati, non poteva mirare ad una riforma costituzionale per trattare l’argomento province, in quanto i tempi per la modifica della Carta Costituzionale, sono notevolmente lunghi. L’art. 138 della Carta regolamenta l’iter: doppia lettura in ciascuna Camera e un intervallo non minore di tre mesi fra un voto e l’altro e un eventuale referendum se richiesto. Ovviamente ci sarà sicuramente, tra i detrattori della riforma, chi cercherà di promuovere un referendum, quindi, i tempi medi per la modifica della Costituzione vanno da uno a due anni.

 

Quest’ultimo passo è quello che sta cercando di compiere il Governo Letta. Il 5 luglio 2013, il Consiglio dei Ministri ha approvato il DDL costituzionale “Abolizione delle Province”.

Con soli tre articoli, le province dovrebbero essere cancellate dalla Carta Costituzionale. Il primo articolo sostituisce l’art. 114 della Costituzione: "La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Regioni e dallo Stato." In questo modo non c’è più cenno dell’esistenza degli enti locali provinciali. Il secondo articolo invece elimina tutti gli altri riferimenti alle province presenti in 13 commi costituzionali. Il terzo punto riguarda la Legge ordinaria che stabilisce le tappe successive per l’effettiva abolizione delle province.

Approvato il disegno di legge il passo poi è breve e i tempi accorciati: in sede di prima applicazione, entro sei mesi dalla data in entrata in vigore della legge statale le Regioni disciplinano con legge regionale gli enti locali. Se la Regione non provvede le Province sono comunque soppresse e le relative funzioni sono ridistribuite.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda il ridisegno dei confini, il Ministro per gli Affari Regionali Graziano Del Rio ha dichiarato: “Non disegneremo la mappa da Roma, lasceremo alle Regioni la libertà di decidere”. Mentre per le competenze, oggi in mano alle province,  ad esprimersi è il componente Commissione Affari Costituzionali Sen. Luciano Pizzetti: “decideranno le Regioni se passare ai comuni o ai Liberi Consorzi le competenze attualmente detenute dalle province”.

Il tutto, a differenza di quanto ipotizzato dal governo Monti, ovvero il semplice taglio da 86 a 51 Province con un risparmio compreso fra i 370 e i 535 milioni di euro annui, con la totale cancellazione si va verso un raddoppio delle cifre.

 

Quello che sta avvenendo in Italia è più o meno quello che è avvenuto in Sicilia alcuni mesi fa.

La Sicilia, con Legge 27 marzo 2013, n. 7, si appresta ad istituire, in sostituzione delle province, i Liberi Consorzi tra comuni, come previsto dall’art. 15 dello Statuto Siciliano.

Anche in Sicilia, non manca chi vorrebbe lasciare tutto “ibernato” allo stato attuale.

Sono infatti, in corso di esame da parte del TAR siciliano, alcuni ricorsi presentati da Consiglieri Provinciali oramai decaduti.

La differenza tra quello che è avvenuto in Italia, ovvero la bocciatura da parte della Consulta del Decreto “Salva Italia”, con quello che dovrebbe avvenire in Sicilia, sta nello Statuto Siciliano.

 

La Sicilia, in quanto Regione a Statuto Speciale, ha nel proprio ordinamento, alcuni articoli che danno piena autonomia su parecchie funzioni, tra questi, gli enti locali.

L’art. 15 comma 3 dello Statuto Siciliano, stabilisce che spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l'esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali, il comma 1 già nel 1946 stabilì l’abolizione delle province ed il comma 2 cita che l’ordinamento degli enti in Sicilia è: Regione, Comuni e Liberi Consorzi comunali.

 

Statuto della Regione Siciliana

ARTICOLO 15

1. Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono

soppressi nell'ambito della Regione siciliana.

2. L'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui

liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria.

3. Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e

l'esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali.

 

Appare quindi, alquanto infondato il ricorso presentato dai Consiglieri Provinciali, in quanto la Regione Siciliana per Statuto si è data competenza esclusiva in materia.

Per altro, bisogna aggiungere un particolare di grande rilevanza: lo Statuto che fu emanato con Regio Decreto da Re Umberto II il 15 maggio 1946, è precedente alla Costituzione della Repubblica Italiana, che lo ha recepito per intero con la Legge Costituzionale n. 2 del 1948.

Quindi rimane del tutto giustificata, anche ai fini legislativi, l’azione della Sicilia in tema di abolizione delle province.

 

 

 

Volendo ricordare che le province siciliane furono istituite dai regnanti del Regno delle due Sicilie nel 1818, e che il dittatore Mussolini nel 1927, senza alcun criterio logico, ne istituì altre due, portando all’attuale numero di 9 le province siciliane, da allora (1927) nulla è cambiato dal punto di vista territoriale e della gestione degli enti locali.

Considerando che in circa due secoli, sono cambiate molte cose, a cominciare dall’influenza esercitata da alcune città che sono cresciute, dallo spostamento delle popolazioni che dall’interno dell’isola hanno preferito spostarsi sulla costa, che errori commessi in passato hanno aumentato i campanilismi, frenando nei fatti, lo sviluppo di alcuni territori, oggi, è fortemente auspicabile una vera riforma che tenga conto delle esigenze territori. Del resto appare ingiustificato a chiunque, che ad esempio in Sicilia esistano due Capoluoghi di Provincia (Caltanissetta 61.667 ab.; Enna 27.714 ab.) nella zona interna e più spopolata, che confinano per territorio comunale tra loro e che distano in linea d’aria meno di 15 KM, concentrando una mole ingiustificata di servizi di ogni genere, mentre altri luoghi densamente abitati con centri che sfiorano gli 80.000  abitanti (Gela 75.707 ab.) distanti dai rispettivi capoluoghi, debbano segnare il passo con carenze gravi, a cominciare dai servizi sanitari.

Per questi motivi, visto anche l’indirizzo dell’attuale Governo nazionale, è bene che la Sicilia faccia presto la riforma dei Liberi Consorzi, in modo tale da dare pari servizi e dignità ai territori siciliani.

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                          Filippo Franzone

                                                                                            Portavoce Comitato per lo Sviluppo dell’Area Gelese

                                                                                                                     Unione di Associazioni

  

                                                                                                          Presidente comitato Progetto Provincia

 

 

 

 

                                                                                                         

 

 

 

ABOLIZIONE PROVINCE:

 

LA SICILIA PRIMA REGIONE IN ITALIA AD AVER INTRAPRESO L’ABOLIZIONE DELLE  PROVINCE PROSEGUA VELOCEMENTE IL SUO PERCORSO VERSO I LIBERI CONSORZI.

 

Dopo la bocciatura , ad opera della Consulta, del Decreto “Salva Italia” presentato dal Governo Monti nel luglio 2012, che prevedeva la fusione e quindi la diminuzione del numero delle province italiane, il tema Province entra nuovamente in discussione. La motivazione dei Giudici Costituzionali: “non è materia che si può disciplinare con un Decreto Legge”.

Con questa motivazione, è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dei seguenti articoli di Legge:  “Art. 23, commi 4, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21 bis del decreto-legge del 6 dicembre 2011, n. 201; degli artt. 17 e 18 del decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95  per violazione dell’art. 77 Costituzione, in relazione agli artt. 117, 2 comma lett. p e 133, 1 comma Costituzione”.

 

Ovviamente, il Decreto Salva Italia, fatto da un Governo (Monti) con i giorni contati, non poteva mirare ad una riforma costituzionale per trattare l’argomento province, in quanto i tempi per la modifica della Carta Costituzionale, sono notevolmente lunghi. L’art. 138 della Carta regolamenta l’iter: doppia lettura in ciascuna Camera e un intervallo non minore di tre mesi fra un voto e l’altro e un eventuale referendum se richiesto. Ovviamente ci sarà sicuramente, tra i detrattori della riforma, chi cercherà di promuovere un referendum, quindi, i tempi medi per la modifica della Costituzione vanno da uno a due anni.

 

Quest’ultimo passo è quello che sta cercando di compiere il Governo Letta. Il 5 luglio 2013, il Consiglio dei Ministri ha approvato il DDL costituzionale “Abolizione delle Province”.

Con soli tre articoli, le province dovrebbero essere cancellate dalla Carta Costituzionale. Il primo articolo sostituisce l’art. 114 della Costituzione: "La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Regioni e dallo Stato." In questo modo non c’è più cenno dell’esistenza degli enti locali provinciali. Il secondo articolo invece elimina tutti gli altri riferimenti alle province presenti in 13 commi costituzionali. Il terzo punto riguarda la Legge ordinaria che stabilisce le tappe successive per l’effettiva abolizione delle province.

Approvato il disegno di legge il passo poi è breve e i tempi accorciati: in sede di prima applicazione, entro sei mesi dalla data in entrata in vigore della legge statale le Regioni disciplinano con legge regionale gli enti locali. Se la Regione non provvede le Province sono comunque soppresse e le relative funzioni sono ridistribuite.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda il ridisegno dei confini, il Ministro per gli Affari Regionali Graziano Del Rio ha dichiarato: “Non disegneremo la mappa da Roma, lasceremo alle Regioni la libertà di decidere”. Mentre per le competenze, oggi in mano alle province,  ad esprimersi è il componente Commissione Affari Costituzionali Sen. Luciano Pizzetti: “decideranno le Regioni se passare ai comuni o ai Liberi Consorzi le competenze attualmente detenute dalle province”.

Il tutto, a differenza di quanto ipotizzato dal governo Monti, ovvero il semplice taglio da 86 a 51 Province con un risparmio compreso fra i 370 e i 535 milioni di euro annui, con la totale cancellazione si va verso un raddoppio delle cifre.

 

Quello che sta avvenendo in Italia è più o meno quello che è avvenuto in Sicilia alcuni mesi fa.

La Sicilia, con Legge 27 marzo 2013, n. 7, si appresta ad istituire, in sostituzione delle province, i Liberi Consorzi tra comuni, come previsto dall’art. 15 dello Statuto Siciliano.

Anche in Sicilia, non manca chi vorrebbe lasciare tutto “ibernato” allo stato attuale.

Sono infatti, in corso di esame da parte del TAR siciliano, alcuni ricorsi presentati da Consiglieri Provinciali oramai decaduti.

La differenza tra quello che è avvenuto in Italia, ovvero la bocciatura da parte della Consulta del Decreto “Salva Italia”, con quello che dovrebbe avvenire in Sicilia, sta nello Statuto Siciliano.

 

La Sicilia, in quanto Regione a Statuto Speciale, ha nel proprio ordinamento, alcuni articoli che danno piena autonomia su parecchie funzioni, tra questi, gli enti locali.

L’art. 15 comma 3 dello Statuto Siciliano, stabilisce che spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l'esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali, il comma 1 già nel 1946 stabilì l’abolizione delle province ed il comma 2 cita che l’ordinamento degli enti in Sicilia è: Regione, Comuni e Liberi Consorzi comunali.

 

Statuto della Regione Siciliana

ARTICOLO 15

1. Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono

soppressi nell'ambito della Regione siciliana.

2. L'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui

liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria.

3. Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e

l'esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali.

 

Appare quindi, alquanto infondato il ricorso presentato dai Consiglieri Provinciali, in quanto la Regione Siciliana per Statuto si è data competenza esclusiva in materia.

Per altro, bisogna aggiungere un particolare di grande rilevanza: lo Statuto che fu emanato con Regio Decreto da Re Umberto II il 15 maggio 1946, è precedente alla Costituzione della Repubblica Italiana, che lo ha recepito per intero con la Legge Costituzionale n. 2 del 1948.

Quindi rimane del tutto giustificata, anche ai fini legislativi, l’azione della Sicilia in tema di abolizione delle province.

 

 

 

Volendo ricordare che le province siciliane furono istituite dai regnanti del Regno delle due Sicilie nel 1818, e che il dittatore Mussolini nel 1927, senza alcun criterio logico, ne istituì altre due, portando all’attuale numero di 9 le province siciliane, da allora (1927) nulla è cambiato dal punto di vista territoriale e della gestione degli enti locali.

Considerando che in circa due secoli, sono cambiate molte cose, a cominciare dall’influenza esercitata da alcune città che sono cresciute, dallo spostamento delle popolazioni che dall’interno dell’isola hanno preferito spostarsi sulla costa, che errori commessi in passato hanno aumentato i campanilismi, frenando nei fatti, lo sviluppo di alcuni territori, oggi, è fortemente auspicabile una vera riforma che tenga conto delle esigenze territori. Del resto appare ingiustificato a chiunque, che ad esempio in Sicilia esistano due Capoluoghi di Provincia (Caltanissetta 61.667 ab.; Enna 27.714 ab.) nella zona interna e più spopolata, che confinano per territorio comunale tra loro e che distano in linea d’aria meno di 15 KM, concentrando una mole ingiustificata di servizi di ogni genere, mentre altri luoghi densamente abitati con centri che sfiorano gli 80.000  abitanti (Gela 75.707 ab.) distanti dai rispettivi capoluoghi, debbano segnare il passo con carenze gravi, a cominciare dai servizi sanitari.

Per questi motivi, visto anche l’indirizzo dell’attuale Governo nazionale, è bene che la Sicilia faccia presto la riforma dei Liberi Consorzi, in modo tale da dare pari servizi e dignità ai territori siciliani.

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                          Filippo Franzone

                                                                                            Portavoce Comitato per lo Sviluppo dell’Area Gelese

                                                                                                                     Unione di Associazioni

  

                                                                                                          Presidente comitato Progetto Provincia

 

 

 

 

                                                                                                         

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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