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Inquinamento marino a San Leone

di Claudia Casa e Giorgio Zampetti, 23.07.2013

 

 

Il provvedimento di sequestro delle condotte sottomarine di San Leone disposto dal Gip del Tribunale di Agrigento su richiesta della Procura della Repubblica è il classico “sale” messo  opportunamente sulla “coda” di tutti quei soggetti – pubblici e privati – che sulla questione specifica dell’inquinamento marino e su quella più generale e complessiva della depurazione dei reflui fognari della zona a sud di Agrigento per quasi un ventennio hanno ritenuto, nel migliore dei casi, di stare inspiegabilmente a guardare e, nel peggiore, di voler contribuire al raggiungimento a tutti i costi di obiettivi certamente contrari alla logica, al buon senso ed all’interesse collettivo.

La provvisorietà e la conseguente efficacia limitata nel tempo del sistema di smaltimento dei reflui mediante i cosiddetti pennelli a mare non viene ad essere decretata dagli odierni provvedimenti della Magistratura agrigentina ma era cosa ben nota sin dalla loro progettazione: ad Agrigento, come pure in altre realtà carenti sotto il profilo della depurazione, il ricorso a questo sistema doveva rappresentare null’altro che una fase transitoria in vista della definitiva realizzazione dei depuratori necessari per produrre compiutamente il trattamento obbligatorio per legge delle acque reflue prima delle loro reimissione nell’ambiente. Trattamento obbligatorio ribadito con l’avvenuta approvazione,  con Legge 152 del 2006, del Codice Ambientale che esplicitamente pone fuori norma il ricorso alle condotte sottomarine per lo smaltimento dei reflui quando a monte di queste non è stato predisposto un adeguato sistema di depurazione.

            Il motivo per cui ad Agrigento la fase transitoria dei pennelli è arrivata sino ai giorni nostri, costringendo di fatto la Procura della Repubblica ad aprire l’inchiesta che ha portato al sequestro delle condotte, è a tutti noto e risiede nei ripetuti tentativi – andati per fortuna tutti a vuoto – posti in essere nell’arco degli ultimi venti anni da ben determinati soggetti politici ed imprenditoriali per realizzare l’insensato depuratore del Villaggio Peruzzo, a stretto contatto con le case e, quel che è peggio, nell’ansa di in fiume, in un’area dichiaratamente a rischio di esondazione e dove già in passato le piene del corso d’acqua hanno provocato danni e distruzioni. Per venti lunghi anni una lobby di irresponsabili ha anteposto i propri interessi particolaristici a quelli della comunità agrigentina, frapponendo ostacoli di ogni genere ed ordendo manfrine e complotti di bassa lega che sono la vera causa delle scadenti condizioni in cui versa da anni l’intero litorale sanleonino, da Maddalusa a Zingarello, e della conseguente penalizzazione dell’immagine turistica di Agrigento.

            Ben vengano, quindi, le scadenze perentorie contenute nel provvedimento adottato dal Gip che costringeranno chi di dovere a non lasciarsi più irretire dalle manovre ordite proditoriamente da coloro che ancora oggi ritengono di dover impedire che si pervenga alla soluzione del problema dell’inquinamento del mare di San Leone e della mancata depurazione dei reflui di tutta la zona a sud di Agrigento seguendo le uniche strade percorribili, vale a dire, da un lato, quella di realizzare nei tempi più brevi la centralina di sollevamento e la condotta che permetterà di addurre tutti i reflui di Villaggio Peruzzo e del centro storico di San Leone al depuratore di Sant’Anna e, dall’altro, la realizzazione – con fondi CIPE già stanziati – del grande depuratore comprensoriale del Villaggio Mosé che, da previsioni progettuali, sarà in grado di servire anche Contrada Guardia, Cannatello, Fiume Naro, Zingarello, oltre all’abitato della vicina Favara, creando così le condizioni per arginare e quindi eliminare del tutto l’odioso e purtroppo ancora oggi diffuso fenomeno degli sversamenti  di acque nere direttamente nei corsi d’acqua e nei valloni e da questi al mare, con conseguenze che sono purtroppo ben più pesanti di quelle legate al malfunzionamento delle condotte sottomarine.

 

 

Agrigento-Roma, 23 luglio 2013

 

        Claudia Casa                                                                 Giorgio Zampetti

Presidente Circolo Rabat                                               Resp. Ufficio Scientifico Legambiente

 

 

 

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