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Conferenza pubblica:Terra vecchia

di Mimmo Fontana, 17.11.2013

 

Comitato Regionale Siciliano

 

 

Nota del Presidente regionale di Legambiente, Mimmo Fontana, a commento del confronto pubblico organizzato dall’Amministrazione Comunale di Agrigento sul progetto “Terra vecchia”:

 

L’assemblea cittadina sul progetto “Terra vecchia”, per quanto molto tardiva, ha avuto certamente il pregio di rendere evidente la necessità di cambiare radicalmente metodo. Ad Agrigento non ci sono stati quasi mai confronti aperti ai cittadini sulle grandi trasformazioni della città ma oggi sembrano essere maturate le giuste attenzione e sensibilità. Appare sempre più evidente che su questioni tanto importanti in futuro sarà necessario cercare una larga condivisione. Gli assessori presenti all’assemblea ne hanno dovuto prendere atto (spero con compiacimento) e quindi ci si augura che per il futuro temi come questo possano davvero diventare occasioni di confronto, magari anche aspro, ma capaci di elevare il livello del dibattito politico. L’ultima occasione in cui si discusse di questi temi fu la campagna elettorale del 1993. Da allora è passato molto tempo ma la città è rimasta estranea, quasi indifferente, alle scelte di pianificazione che pure sono state compiute: nel 2008 è stato approvato il Piano di recupero del Centro Storico, l’anno successivo il nuovo Piano Regolatore Generale.

Se a partire da questa assemblea si riuscirà ad alimentare nei prossimi mesi un dibattito pubblico sulla pianificazione e sullo sviluppo della città, come comunità avremo certamente fatto un grande passo avanti. Mi auguro che l’assessore al Centro Storico, Masone, e quello all’Urbanistica, Luparello, se ne facciano carico.

Non intervengo nel merito del progetto "Terra vecchia" perché Daniele Gucciardo, che lo ha fatto nel corso del dibattito in nome e per conto di Legambiente, ha espresso in modo compiuto l'opinione condivisa dell'associazione. Peraltro i  disegni esposti in occasione dell'assemblea cittadina, pochi e per di più scarsamente significativi, nulla hanno aggiunto a quanto già nei mesi scorsi avevamo posto a base dei nostri ragionamenti.

Quel progetto è però solo un piccolo pezzo di un problema molto grande rappresentato dallo stato di prevalente abbandono in cui versa ancora la città storica, nonostante da cinque anni sia stato approvato un piano di recupero. Tralasciando qualsiasi valutazione sulla qualità di tale piano sul quale, come associazione, siamo sempre stati molto critici, questa condizione si può spiegare con la totale assenza di politiche atte a favorire il recupero del patrimonio edilizio storico. Anche i migliori piani di recupero prodotti in Italia – e non è certamente questo il caso – non avrebbero prodotto risultati positivi senza le scelte e le azioni di sostegno al recupero: formazione di uffici di piano, sostegni economici, interventi pubblici, ecc...

Tra le scelte che hanno impedito l’avvio di un processo di recupero del Centro Storico di Agrigento vi è certamente l’approvazione del nuovo PRG che prevede un nuovo processo d’espansione a Sud tanto ingiustificato quanto dannoso. Sono previste nuove cubature per l’insediamento di circa il 35% in più di popolazione a fronte di previsioni ISTAT che considerano invece molto probabile una diminuzione di circa mille abitanti nel prossimo quindicennio. È quasi scontato che una simile previsione finisca per indirizzare la gran parte delle risorse economiche sulle nuove edificazioni che garantiscono un maggiore profitto per l’impresa. Per questa banale ragione i migliori casi di recupero di centri storici sono stati accompagnati da politiche di disincentivo delle espansioni per concentrare sul patrimonio storico la gran parte della risorsa privata disponibile nel settore edilizio. Questa scelta diventa ancora più importante in un frangente in cui la crisi rende impraticabile ogni forma di sostegno economico a fondo perduto, come quelle utilizzate a Siracusa, Ragusa e Palermo.

Se si sposta la riflessione dalle imprese alla piccola proprietà diffusa, si può notare che anche in questo caso è possibile fare molto con poco.

La combinazione di due norme, una nazionale e l’altra regionale, rende attualmente molto convenienti gli interventi di recupero edilizio, soprattutto in Centro Storico. Con la nuova Legge di stabilità verranno prorogati per altri due anni gli incentivi sul costo del recupero edilizio (50%) e della messa in efficienza degli immobili (65%). In sostanza si potrà ottenere un incentivo fino a 87 mila Euro per singolo intervento. La norma regionale prevede invece il totale pagamento da parte della Regione Siciliana degli interessi bancari per gli interventi in Centro Storico.

Ci troviamo quindi in una condizione in cui è oggettivamente più conveniente recuperare un edificio in Centro Storico piuttosto che acquistarne uno nuovo in periferia, peccato che questa circostanza sia pressoché sconosciuta. Spiegarla ai cittadini e indirizzare le imprese verso il recupero piuttosto che verso nuovo consumo di suolo è compito dell’Amministrazione comunale.

Abbiamo perso trentadue anni per arrivare all’approvazione di un cattivo piano di recupero, ne abbiamo poi persi altri cinque senza riuscire ad avviare la rinascita del Centro Storico di Agrigento. Speriamo siano gli ultimi.

 

 

Mimmo Fontana

 

 

 

 

 

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