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INTENZIONI GATTOPARDESCHE DEI PARLAMENTARI SICILIANI

di Filippo Franzone, 27.11.2013

 

COMITATO PER LO SVILUPPO DELL’AREA  GELESE

                                                                        UNIONE DI ASSOCIAZIONI

 

            COMITATO PROMOTORE DELLA PRIMA PROPOSTA DI LEGGE POPOLARE SICILIANA

 

 

 

Gela     27 novembre  2013           

 

 

 

Abolizione Province

 

INTENZIONI GATTOPARDESCHE DEI  PARLAMENTARI   SICILIANI

 

 

 

 

15 maggio 1946, attraverso il R.D.L. n. 455 convertito in Legge Costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, viene approvato lo Statuto della Regione Siciliana.

 

                                                          ARTICOLO 15

1. Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono

soppressi nell'ambito della Regione siciliana.

2. L'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui

liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria.

 

Il 6 marzo 1986, 38 anni dopo la conversione in Legge Costituzionale dello Statuto Siciliano, i parlamentari siciliani, sulla scia del “cambiare tutto per non cambiare niente”, hanno di fatto legalizzato le Province con la Legge 9.

 

                                                                 ART. 3

         Ordinamento degli enti locali territoriali L'amministrazione locale territoriale nella Regione Siciliana Ë articolata, ai sensi dell'art. 15 dello Statuto regionale, in comuni ed in liberi consorzi di comuni denominati "province regionali".        

                                                   

 

38 anni per ridicolizzare la Sicilia con un cambio di denominazione dell’ente intermedio, che da Provincia, attraverso un gioco di parole, diventa Provincia regionale.

 

27 marzo 2013, viene posta la prima condizione per l’abolizione delle province siciliane e contestuale istituzione dei Liberi Consorzi (L.R. 27 marzo 2013 n°7).

 

21 novembre 2013, 2 DDL di iniziativa parlamentare, uno di destra e l’altro di sinistra, mirano entrambi a lasciare tutto com’è.

 

Può una regione come la Sicilia, continuare a tollerare certe azioni?

 

Da una parte spinge il centrodestra con il DDL 638, primo firmatario Nello Musumeci, che in un momento di nostalgia, propone di ritornare alle 9 province , sperando di poter presto preparare la campagna elettorale per le provinciali.

 

Dall’altra, un esponente del centrosinistra, con intenzioni più velate, il Presidente della I Commissione ARS Antonello Cracolici, che con il DDL 642 propone il cambiamento di denominazione delle attuali Province regionali in Liberi Consorzi.

 

Due teorie diverse ma uguali nella sostanza.

 

Preoccupa poco il DDL 638, che avanza la proposta di tornare alle 9 Province, certamente anche il promotore sa che è destinato a naufragare. Difficilmente chi ha fatto una bandiera dell’abolizione delle Province, ovvero la maggioranza parlamentare con a capo il Presidente della Regione, potrà tornare indietro sull’argomento, segnerebbe una grave sconfitta politica, a pochi andrebbe giù l’aver assistito al commissariamento dell’ente intermedio per un intero anno  per poi sentir dire “abbiamo scherzato”, una scelta poco difendibile alle prossime sfide elettorali.

 

Più subdolo e pericoloso è invece il DDL 642, un vero attacco alla Democrazia, velato dal “cambiamento”.

                                                        Art. 1.

                                      Liberi consorzi comunali

 

 1.  In  attuazione  della legge  regionale  27  marzo 2013,  n.  7,  a decorrere dall'1 marzo 2014 le  province  regionali  di  Agrigento, Caltanissetta,  Catania,  Enna, Messina,  Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani, costituite ai  sensi  della legge regionale 6 marzo  1986,  n.  9  e della legge regionale 12 agosto 1989, n. 17, assumono  la  denominazione di  liberi consorzi comunali'.

 2.  Ciascun libero consorzio comunale è composto  dai  comuni   appartenenti alla   corrispondente   provincia regionale,  fatta  eccezione per  i  comuni  di  Palermo,

Catania  e  Messina, istituiti in Città metropolitane  ai  sensi dell'articolo 6.

 3.   I   liberi   consorzi  comunali  continuano   ad esercitare  le  funzioni  già  attribuite  alle  province regionali. I liberi consorzi continuano ad utilizzare  le  risorse  finanziarie, materiali e umane già di  spettanza delle   corrispondenti  province  regionali.   I   liberi

consorzi  si  avvalgono  delle  sedi  già  in  uso   alle   corrispondenti province regionali.

 

                                                           Art. 2.

                                   Adesione ad altro libero consorzio

 

 1.  Entro  sei mesi dalla data di entrata  in  vigore  della  presente legge, i comuni appartenenti ad un libero  consorzio,  con  deliberazione  del  consiglio   comunale

adottata  a maggioranza assoluta dei componenti,  possono  aderire ad altro libero consorzio di cui all'articolo  1,

  che   abbia   continuità  territoriale  con   il   comune interessato.

 

 2.  Non  è  ammessa l'adesione di un comune ad  altro  libero  consorzio qualora, per effetto del  distacco,  la popolazione  del libero consorzio di provenienza  subisca una  riduzione  in misura superiore al  venti  per  cento rispetto  alla popolazione dello stesso libero  consorzio  quale   risultante   dai   dati  dell'ultimo   censimento   ufficiale.

 

Non solo le Province rimangono le attuali con il semplice cambio di denominazione, ma si impedisce ogni tentativo di costituire nuovi Liberi consorzi, perché grazie all’art. 2 comma 2, non si può costituire il nuovo Libero Consorzio e  se un comune decide di migrare, non può farlo se determina un calo del 20% di abitanti del Consorzio di provenienza. Quindi, nessun Libero Consorzio nuovo, soltanto le vecchie ed anacronistiche province che, con un cambio di denominazione, ritornano sulla scena.

 

Ma a questo punto è Logico chiamarlo Libero Consorzio?

 

La parola iniziale “Libero”, lascia intuire la libertà di costituzione, stabiliti i parametri, ogni comune dovrà liberamente decidere, rispetto ai legami, tradizioni, cultura, storia, economia, con quale Libero Consorzio aderire. Non può essere un manipolo di parlamentari a decidere le sorti di 390 comuni. Le precedenti esperienze di suddivisione dell’ente intermedio siciliano, fatte a tavolino nel periodo borbonico e fascista, sono sfociate alla situazione attuale, dove il caso-scandalo più eclatante è la vicinanza (15 KM) di due capoluoghi, Enna e Caltanissetta, interni per giunta, che concentrano una sproporzionata mole di servizi duplicati tra loro, in un’area a bassissima densità di popolazione, mentre altre zone, come il gelese per esempio, sono estranee alla attuale collocazione provinciale e distanti dai servizi, nonostante una popolazione ed una densità notevolmente superiore.

Ci auguriamo che il tentativo gattopardesco di cambiare tutto per non cambiare niente, sia solo l’intenzione di una minoranza nostalgica dei tempi andati, perché se fosse diversamente, ci troveremo nella spiacevole situazione di due classi, il popolo ed i parlamentari, che avranno interessi diametralmente opposti. Ovviamente in questa situazione, noi, il popolo, siamo pronti a manifestare con ogni mezzo messo a disposizione dalla democrazia, affinché i parlamentari siano davvero al servizio del popolo, e non un regno politico composto da pochi, che tengono in scacco 5.000.000 di siciliani.

 

 

 

 

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