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Giustizia, il “caso” Licata.

di Giuseppe Nicoletti, 30.01.2014

 


Queste parole pronunciate da un magistrato agrigentino nel corso della conferenza stampa in occasione dell’arresto dell’avv. Angelo Balsamo sono al centro di un acceso dibattito cittadino.

Dico subito, per evitare strumentalizzazioni, che ritengo che nella vicenda che ha interessato il Sindaco Balsamo la magistratura sta svolgendo con professionalità il proprio dovere.  Attendiamo, quindi, con serenità l’esito del giudizio senza preconcetti e senza gridare al complotto; prenderemo atto e rispetteremo la sentenza sia in caso  di assoluzione che di condanna.

Non  sono tra coloro che rimpiangono il modo di amministrare giustizia presso la sede di via Giarretta a Licata. Devo dire, però,  che quando un presidio di giustizia non funziona la sconfitta è comune  per tutti i soggetti che vi operano: avvocati, magistrati requirenti e giudicanti, cancellieri, ufficiali giudiziari, forze dell’ordine.

Quando una comunità arriva al punto di non riuscire a fare osservare le regole non solo nella ordinaria convivenza civile ma, addirittura, nel funzionamento della sede deputata a ripristinare la legalità violata, la soluzione non è tirarsi fuori ed accusare gli altri, ma avviare una riflessione rigorosa per comprendere cosa non ha funzionato e cercare rimedi, anche dolorosi.

Proviamo a riflettere, dunque.

Quali sono i deterrenti previsti dalla legge per fare in modo che la giustizia venga amministrata correttamente e perché nel nostro caso non hanno funzionato?

Esistono innanzi tutto delle regole di deontologia, diverse per magistrati ed avvocati, e distinti organismi disciplinari che dovrebbero garantire il rispetto di tali regole, e, nel caso di accertate violazioni, applicare sanzioni che, nei casi più gravi, possono giungere alla radiazione degli avvocati ed alla destituzione dei magistrati. Questo primo presidio, probabilmente per la difesa di logiche corporative, non ha mai funzionato non solo a Licata ma nell’intero territorio nazionale.

Ad un livello più grave, i comportamenti degli operatori di giustizia possono integrare illeciti penali (reati), ma, anche su questo versante sono rari i casi accertati.

In questo contesto, la crisi economica,  il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, la relativa semplicità con cui ormai si supera l’esame di abilitazione,  hanno prodotto l’effetto di svilire la professione di avvocato  provocando una concorrenza sleale nella quale a volte, purtroppo, la spuntano i soggetti peggiori (quelli senza scrupoli).  

Per tornare all’attualità, a Licata, nella gestione dei sinistri stradali, da anni si assiste ad una competizione senza regole per l’accaparramento della clientela. Se la magistratura avesse trovato il tempo /avesse  prestato più attenzione al fenomeno (cancellare la voce che non interessa), avrebbe  rilevato l’anomalia per cui alcuni studi legali ed agenzie, non particolarmente attrezzati per lo studio e l’approfondimento delle tematiche giuridiche, i cui atti giudiziari contengono anche errori di ortografia e sintassi, sono riusciti a garantirsi l’oligopolio di tali pratiche che, il più delle volte, sono semplici da gestire e molto remunerative.

Da parte loro, gli utenti pur di ottenere un risarcimento, anche non dovuto, a volte, probabilmente, hanno preferito seguire i consigli di coloro che  intervengono nell’immediatezza ed in occasioni di incidenti gravi, e danno dritte più o meno richieste alle vittime (o presunte tali) indirizzandole presso precisi studi legali e/o agenzie sedicenti specializzate in sinistri stradali.

Nelle sedi giudiziarie, l’istruzione dei processi spesso si trascina stancamente ed è raro che nelle sentenze civili, nonostante le eccezioni articolate e, a volte, anche veementi degli avvocati altri (quelli che ingenuamente continuano a credere nella giustizia), i giudici esplicitino compiutamente le ragion per cui hanno ritenuto attendibile un teste e credibile il suo racconto (troppo preciso anche quando sono trascorsi  anni dai fatti; a volte, addirittura, inverosimile).

Insomma tutti gli attori del sistema, ma soprattutto i loro organismi con responsabilità di direzione e rappresentanza, non  si sono impegnati abbastanza, o, comunque, hanno sottovalutato il fenomeno, con ciò contribuendo, sia pure inconsapevolmente, a  creare le condizioni per cui  alcuni soggetti, rischiando pochissimo, si sono arricchiti  in danno di quei professionisti (la maggioranza silenziosa) che, invece, hanno preferito continuare a rispettare le regole facendo i conti con i morsi della crisi ed affrontando la rabbia e la delusione dei clienti.

E’ noto che circa una anno fa l’ufficio legale del comune di Licata consegnò ai Carabinieri un dossier segnalando una serie di anomalie in alcune pratiche relative ad incidenti stradali avviate da privati contro l’Ente, oggi sappiamo che fine ha fatto l’autore del dossier, infatti, dopo alcuni anni, la nuova amministrazione non gli ha rinnovato il contratto di lavoro a tempo determinato, non sappiamo invece che fine ha fatto il dossier.

Intanto, un giudice che da anni emette provvedimenti strampalati senza osservare l’obbligo di motivazione imposto dalla legge, viene regolarmente confermato nell’incarico nonostante esposti e rimostranze da parte degli avvocati,  e, ancora oggi, continua ad emettere sentenze nel nome del popolo italiano, però,  non più a Licata ma ad Agrigento. La novità è che la gente stanca, sfiduciata e disincentivata dall’aumento dei costi del giudizio di appello, non impugna più le sue sentenze che, pertanto, diventano definitive.

Concludendo questa lunga riflessione mi chiedo:

1)      La chiusura della sezione distaccata ha forse risolto il problema giustizia in questa Città o nel circondario del Tribunale?

2)      Sappiamo, da notizie di stampa, che anche per l’ex segretario dell’ordine degli avvocati di Agrigento la procura aveva chiesto la custodia cautelare in carcere per una vicenda nella quale risulterebbe implicato anche un ufficiale di P.G. già in servizio presso la procura. Dobbiamo sperare che chiudano anche il tribunale di Agrigento?

3)      Non sarebbe il caso che, finalmente, a tutti i livelli si cambiasse atteggiamento nei confronti di coloro che non rispettano le regole, a partire da quelle deontologiche, adottando provvedimenti adeguati e, nei casi più gravi, espellendo dal sistema giustizia i soggetti responsabili che, invece, grazie alla impunità ed alla volgarità dilagante sono considerati uomini di successo,  e, quindi,  per i  giovani meno attrezzati alla ricerca di potere e ricchezza, esempi da  emulare?. 

Avv. Giuseppe Nicoletti 

 

 

 

 

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