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Interrogazione Parlamentare sulla caduta del viadotto Petrulla Movimento 5 Stelle di Licata e Porto Emp.

di Gabriella Soraci, 22.07.2014

 

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Mostra rif. normativi
Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-02464


Atto n. 4-02464

Pubblicato il 9 luglio 2014, nella seduta n. 275

SANTANGELO , SCIBONA , BERTOROTTA , PUGLIA , PAGLINI , DONNO
, SERRA , FUCKSIA , LEZZI , BOTTICI , MANGILI , BLUNDO ,
GIARRUSSO , MORONESE - Al Ministro delle infrastrutture e
dei trasporti. -
Premesso che:
in data 7 luglio 2014, presso la strada statale 626 che
collega Licata a Ravanusa, nel territorio agrigentino, è
avvenuto il crollo improvviso del viadotto "Petrulla". Il
cedimento ha riguardato una delle campate nella parte
iniziale del viadotto che nel suo punto più alto raggiunge
i 60 metri;
la strada statale è stata realizzata a partire dalla
seconda metà degli anni '70, finalizzata a raggiungere il
mare e il porto di Licata. Essa è stata concepita come
asse stradale con svincoli provvisti di apposite rampe e
priva di incroci a raso. Le pendenze eccessive, che la
conformazione orografica del territorio composto da colline
di media altezza e valli scoscese presenta, sono risolte
grazie alla realizzazione di talvolta lunghissimi viadotti
in cemento armato precompresso;
il crollo strutturale del viadotto "Petrulla" ha comportato
il piegarsi verso il basso delle carreggiate adagiatesi nel
fondo sottostante, da un'altezza di circa 4 metri;
al momento del cedimento transitavano 2 automobili, che
hanno rischiato di precipitare nel fondo. Tuttavia, secondo
le ricostruzioni esse sono riuscite, accelerando, a risalire
giungendo dall'altra parte del cedimento;
conseguentemente al crollo, si sono altresì verificati dei
tamponamenti, dovuti con molta probabilità alla repentina
frenata della prima vettura che ha visto il ponte crollargli
davanti;
risulta che 4 persone siano rimaste ferite e abbiano
riportato contusioni in tutto il corpo, tuttavia le loro
condizioni non risulterebbero gravi. La Procura della
Repubblica di Agrigento, a seguito dell'evento, ha aperto
un'inchiesta;
in seguito ai primi accertamenti, l'Anas (Azienda nazionale
autonoma delle strade) con propria nota ha affermato che la
causa del crollo di una delle campate del viadotto
sembrerebbe riconducibile ad una rottura delle travi in
cemento armato precompresso che sostenevano l'impalco e che
prima del crollo non risultavano deformazioni evidenti, tali
da far presagire l'imminente disastro;
nel dossier "Cemento disarmato" del 29 luglio 2009 di
Legambiente si evidenzia che il calcestruzzo depotenziato
viene utilizzato spesso nell'esecuzione delle opere
pubbliche, come può evincersi nelle vicende raccolte e
monitorate nei rapporti di "Ecomafia" e dall'inchiesta della
procura di Caltanissetta nei confronti della Calcestruzzi
SpA, controllata dal gruppo Italcementi, leader in Italia
del mercato del calcestruzzo;
quest'ultimo crollo presenta delle analogie con quanto
avvenuto il 21 maggio 2009, nel viadotto "Geremia 2" della
stessa strada statale 626 Caltanissetta-Gela, completata e
inaugurata nel febbraio del 2006, dove a causa del cedimento
si sono verificati incidenti nei quali 2 persone sono
rimaste ferite;
considerato che:
ciò che desta preoccupazione è la grande diffusione
dell'utilizzo del calcestruzzo depotenziato in cui la
percentuale di sabbia utilizzata è decisamente elevata
rispetto al cemento, in violazione delle norme UNI EN 206-1,
cosa che, come abbiamo tragicamente visto in questi giorni,
rende le strutture stabili solo finché non si verifica un
fenomeno sismico di portata significativa;
l'Italia è il Paese a più alto rischio sismico in Europa
e già con la legge n. 62 del 1974 si era inteso proprio
assumere dei provvedimenti per costruzioni con particolari
prescrizioni per le zone sismiche. Molti degli edifici e
delle infrastrutture pubbliche sono stati costruiti prima di
quella normativa e anche in seguito, la normativa non è
stata sempre adempiuta a dovere;
durante l'inverno nella zona (valle dell'Imera) si sono
verificati dissesti idrogeologici che hanno determinato
degli smottamenti di terreno, con crolli di stradelle
limitrofe e micro frane,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda;
quali siano gli interventi di propria competenza necessari
atti a ripristinare in tempi rapidi la viabilità e a
prevenire problemi sulle altre campate del viadotto, per il
principio di precauzione;
se intenda verificare lo stato delle suddette
infrastrutture, considerate le indagini avviate dalla
Procura della Repubblica di Caltanisetta sull'utilizzo di
calcestruzzo depotenziato in violazione della norma UNI EN
206-1 e delle normative in materia antisismica, tanto più
tenendo presente che il fenomeno della costruzione di
edifici e infrastrutture pubbliche con standard sotto la
norma è molto diffuso nell'area dell'agrigentino, ma anche
nell'intero Paese;
se effettivamente le cause del crollo siano riconducibili
all'utilizzo di calcestruzzo depotenziato, caratterizzato da
un'alta percentuale di sabbia rispetto a quella di cemento,
già oggetto di diverse inchieste e di diversi interventi
di Legambiente, che hanno portato ad alcuni sequestri in
Sicilia, Lombardia, Lazio e Abruzzo, nell'ambito
dell'operazione "Doppio colpo";
quali provvedimenti intenda assumere per esercitare
controlli sistematici e puntuali nell'esecuzione dei futuri
lavori e se siano previsti investimenti per il potenziamento
della rete viaria siciliana, attualmente necessitante di
manutenzione e messa in sicurezza.

 

 

 

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