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De Luca, le ragioni d’un uomo mite e d’uno scrittore serio

di Gaetano Cellura, 02.09.2014

 

Ne ha scritti tanti di libri che lui stesso non sa quanti siano: sessanta o forse più. Ha lavorato in Africa, dove ha contratto malattie che spiegano la sua magrezza. È stato muratore, operaio e camionista. Camionista a Belgrado sotto le bombe. Faceva parte del servizio d’ordine di Lotta Continua e ritiene un errore, un errore del gruppo dirigente, averla sciolta. Dice di non aver mai votato: “Per me è come la renitenza alla leva”. Dice queste e tante altre cose nell’intervista a Francesco Merlo su Repubblica. Di scalare le montagne in onore del padre, alpino. D’esser contento delle letture pubbliche dei suoi libri organizzate dai No-Tav. Di sentirsi ancora parte della generazione che negli anni ‘70 voleva  cambiare il mondo, riuscendo solo a migliorarlo. (Ma è poi vero, questo?) Dice anche che le sue giornate iniziano con la lettura mattutina di testi sacri. Una vita mite, di poeta, tra gli alberi. E ogni tanto ne pianta uno per pagare il suo debito con la natura. Il debito che ogni uomo ha con la natura offesa.

Non si processa uno scrittore per le sue parole, i suoi pensieri. Ma questo succederà a gennaio. Erri De Luca sarà processato per reati d’opinione. È attivista No-Tav dal primo momento. Non perché ce l’abbia con l’alta velocità, con i treni ad alta velocità. Ma perché bucare la montagna della Val Susa per farveli passare significa liberare amianto: quella montagna è velenosa. E i No-Tav, dice, non sono terroristi, ma un movimento di gente con “ottime ragioni”.

De Luca è accusato di sabotaggio e di istigazione alla violenza. Ma per lui nessuno, e ancora di più uno scrittore, può essere accusato per delle parole le cui conseguenze non hanno prodotto alcun reato.

Certamente non c’entra niente con la sua vicenda, con il suo processo. Nessuno ha arrestato Erri De Luca e nessuno, credo, arresterà mai questo scrittore napoletano di meridionale tristezza. E tuttavia non si può fare a meno di pensare a Brodskij di fronte al giudice che lo interroga.

“Chi vi annovera tra i poeti?”

“Nessuno. E chi mi annovera nel genere umano?” risponde Brodskij con tono di sfida.

“Avete richieste?” – chiede ancora il giudice.

E lui: “Vorrei sapere perché mi hanno arrestato”.

“Questa è una domanda non una richiesta” – precisa il giudice.

“E allora non ho richieste” – dice il poeta.

(Pubblicato su www.grandangoloagrigento.it)

 

 

 

 

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