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Il 9 febbraio i comuni protestano:bandiere a mezzasta

di La Redazione, 23.01.2015

 

Basta con scelte nazionali contro comuni e Mezzogiorno; basta con una Speciale Autonomia Regionale, pretesto per scontri istituzionali, mistificazioni, sprechi e disservizi, immediata convocazione del Tavolo Stato-Regione-AnciSicilia; bandiere siciliane a mezz’asta per protesta.

Sono questi i punti principali del documento approvato all’unanimità questo pomeriggio a Villa Niscemi durante il Consiglio Regionale dell’AnciSicilia, svoltosi per ribadire la preoccupante situazione delle amministrazioni locali messe in ginocchio dagli insostenibili tagli da parte del governo nazionale e regionale.

Il Consiglio regionale dell’Associazione ha sottolineato che sono all’ordine del giorno episodi di violenza e di minacce ad amministratori comunali impegnati per la legalità e lo sviluppo e che, purtroppo, le scelte nazionali non solo continuano a mortificare comuni e Mezzogiorno ma non tengono minimamente conto che gli enti locali, negli ultimi anni, non si sono sottratti a dare il loro contributo al risanamento della finanza pubblica.

Per questi motivi, l’AnciSicilia ha ribadito non solo la necessità di istituire un Tavolo di confronto tra Stato, Regione ed AnciSicilia ma ha anche proposto di collocare negli edifici comunali la bandiera della Regione siciliana a mezz’asta a scopo dimostrativo fino alla convocazione del tavolo stesso.

Inoltre, il 9 febbraio saranno convocati in tutti i comuni dell’Isola consigli comunali con la partecipazione di sindaci e giunte per valutare il documento del Consiglio regionale.

Infine, il 28 gennaio tutti i comuni dell’Isola, per 5 minuti, spegneranno le luci dei palazzi comunali e di una parte del centro città.

 

Fatta la legge, trovato l’inganno? La 104, norma he permette ai lavoratori dipendenti di accudire i propri familiari di salute cagionevole, sta mettendo in ginocchio la pubblica amministrazione. Il numero dei centoquattristi è in ascesa, e ci sono strutture pubbliche che non riescono ad erogare i loro servizi. Ciò che accade nell’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo, non è un caso unico, ma assai rappresentativo. I numeri ufficiali, vecchi di alcuni mesi, segnalano una media di 22/25 per cento di operatori sanitari cui è stata concessa la 104. Si tratta di 660/750 dipendenti del nosocomio, i quali hanno il diritto di assentarsi tre giorni al mese. Ciò significa che sono legittimamente assenti dal lavoro operatori sanitari per 1980-2250 giorni. In una delle unità dell’ospedale Cervello al 1 ottobre del 2014 su 57 operatori sanitari ben 13 usufruivano della 104, cioè il 26 per cento.

A questi numeri ne vanno aggiunti altri, fisiologici, che riguardano le malattie e i permessi sindacali. La mala sanità, quando viene a galla, non è solo conseguenza di una omissione, leggerezza, inadempienza e incompetenza, che pure sono cause possibili, ma anche di carenze strutturale, come la carenza di risorse umane.

L’introduzione della legge 104 è stata salutata cone una norma di civiltà. Un sostegno doveroso verso lavoratori che avevano bisogno di accudire i propri familiari affetti da malattie invalidanti. La sua validità è indubbia, ma i criteri di assegnazione del “diritto” sancito dalla legge, forse, dovrebbero essere rivisti. Comunque, si ha la sensazione che ci sia stata la manica larga, con una conseguenza triste, di suscitare sospetti anche nei confronti di coloro che ricevono il sostegno, i tre giorni di assenza retribuita, a ben ragione.

La manica larga è stata la regola anche in altri settori, come l’invalidità civile. Non passa giorno che no si scoprano ciechi che vanno in bicicletta, e zoppi che si tengono in forma correndo. Si tratta di “ladri” e truffatori. L’assenza ottenuta facendo carte false o strappata con qualche espediente non è solo una immoralità ed una truffa ma ma un comportamento che getta discredito su coloro che hanno in casa congiunti gravemente malati da accudire, la cui vita dipende  dalle loro cure.

azione

“All’Ars da qualche settimana sono ricomparsi illustri pensionati che fino a qualche mese fa dirigevano importanti uffici del parlamento. Sono nuovamente sotto contratto diversi dirigenti collocatisi e collocati in pensione per non perdere un solo euro dei mega stipendi percepiti prima della riforma Renzi”.

La denuncia viene dal deputato Marco Forzese e torna anche il suo ‘grande ritorno’0 sulla ribalta mediatico-politica. “Non so se c’è del masochismo nella scelta di ricevere un nuovo incarico a titolo gratuito – dice Forzese – alla luce del fatto che questi sono stati messi in quiescenza prima del raggiungimento dell’età pensionabile fissata dalla legge Fornero. Ma non mi spiego come facciano a tornare all’Ars a titolo gratuito. Mi auguro che chi glielo consente non pensi che anche la riforma Madia che impone di non erogare nessun compenso ai pensionati possa presto andare a farsi benedire per risarcire, non comprendo per quale motivo, il pensionamento veloce voluto nel corso dell’ultimo anno”.

 

 

 

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