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Perché ad Agrigento e a Licata nessuno canta Bella ciao?

di Gaetano Cellura, 25.01.2015

 

C’è una parte di società politica, non solo in Italia ma soprattutto in Italia, che guarda a Tsipras e alle elezioni greche con speranza. È quella parte di società cui stanno a cuore i diritti e la democrazia, un’Europa della solidarietà tra i popoli e cui sta ancora a cuore una sinistra di governo capace di ridurre le disuguaglianze sociali, garantire il lavoro, e di opporsi al rigore imposto dalla Troika e al Patto del Nazareno che ha ridato a Berlusconi un ruolo centrale nella politica italiana.

Le note di Bella ciao, che hanno salutato la chiusura della campagna elettorale di Tsipras, più che sentimenti di nostalgia, pongono interrogativi precisi e suggeriscono riflessioni su quel che è stato e non è più. Di sinistra rimane poco ormai in Italia. Prima di Renzi, ci hanno pensato D’Alema e Veltroni a liquidarla. E se vogliamo ancora andare a ritroso, ci ha pensato qualcun altro (con inchieste giudiziarie a senso unico) a liquidare quella parte di sinistra liberale e socialista che aveva un profilo (e un respiro) davvero riformista quando altri ancora credevano nel “Sol dell’avvenire”.

Il guaio oggi – nonostante gli sforzi di Vendola, Civati e altri della minoranza dem – è che è stato liquidato dal governo Renzi e dal suo dominio nel Partito democratico perfino uno straccio residuo di centrosinistra. Quindi, non solo una sinistra di governo manca all’Italia, ma anche un centrosinistra. Quello attuale è tutt’altro – figlio del Patto del Nazareno e continuazione con altri mezzi del berlusconismo degli ultimi vent’anni. Lo stesso Renzi sembra essere il cavallo di Troia dell’ex Cavaliere dentro il Pd. In un’Italia con questo quadro politico, che per di più si appresta a eleggere il nuovo Capo dello Stato, con un Partito democratico spaccato in due tronconi e forse prossimo alla scissione, può venir voglia a qualcuno di cantare Bella ciao, come in Grecia? Una voglia che per tante altre ragioni, e un poco anche per quelle qui dette, si era già persa da molto tempo?

Le cose non stanno meglio dalle nostre parti, nelle realtà locali, ad Agrigento e a Licata che si apprestano a votare per il sindaco in primavera. Anche qui da noi, nel vuoto totale di politica e nel grigiore delle città commissariate, a qualcuno può venir voglia di cantare la vecchia canzone partigiana?

Ti guardi intorno e non vedi una sinistra o un centrosinistra in grado di organizzare alleanze vincenti. E neppure in grado di scegliere un suo candidato ufficiale sul quale aggregare partiti, movimenti e liste civiche attorno a un programma di governo per il rilancio delle due maggiori città della provincia. Le divisioni nazionali, l’onda lunga di quel fallimento politico che è il Pd di Renzi, nonostante il quaranta per cento alle ultime elezioni europee, ha sommerso le poche idee propositive che tanto ad Agrigento come a Licata potevano pure germogliare. E così Bella ciao resta oggi solo una canzone di libertà e di speranza per altri popoli. Non più per noi.

 

 

 

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