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Abbiamo ancora una coscienza?

di Gaetano Cellura, 11.02.2015

 

Mi vergogno di essere italiano dice il grande Gino Strada. E noi con lui: ci vergogniamo di essere italiani e di essere cittadini di quest’Europa senza Stato e in mano a una trojka da nessuno eletta. Quest’Europa della moneta unica, indifferente all’ennesima tragedia del mare, all’ennesima strage di migranti, è la negazione dell’uomo. Ha un bel parlare papa Francesco di solidarietà e preghiera. Ha un bel fargli eco l’arcivescovo Montenegro: “questi morti pesano sulla nostra coscienza”.


Certo che pesano, ma sulla coscienza dei pochi che ancora ce l’hanno. Ormai ogni parola, anche se proviene da pulpiti importanti, e da persone che della coscienza, della solidarietà e della preghiera hanno fatto il credo di vita e di fede religiosa, ogni parola è destinata al vento. Non alle orecchie di chi governa in Italia e ha il dovere di ascoltarle. Non alle orecchie (eternamente) sorde dell’Europa dell’austerità e dei conti in ordini che strozza i popoli dell’Unione e lascia annegare, nella traversata della morte diventata il Mediterraneo, quanti scappano dalla fame e dalle guerre e sotto la minaccia delle armi vengono costretti sulle coste africane a imbarcarsi in gommoni e barconi con il mare in tempesta.


È stato chiesto a Gino Strada se questa nuova strage poteva essere evitata con Mare Nostrum ancora in funzione. Cosa volete che rispondesse: che forse sì; che Mare Nostrum era senza dubbio meglio dell’attuale operazione Triton, assolutamente inadeguata, che l’ha sostituita. E d’altra parte si sa che le navi d’altura possono dare soccorsi e assistenza a bordo migliori di quelli affidati a delle motovedette e che, di conseguenza, nel sistema di salvataggio dei naufraghi si sono fatti notevoli passi indietro.


Ma tanto a chi importa? Trecento annegati in più o in meno che differenza fanno per l’Europa dell’indifferenza, sensibile solo all’odore dei soldi, e per l’Italia dell’Italicum e del Patto del Nazareno?  E poi, dice ancora il dottor Strada con amarezza politica, a morire annegati sono “cittadini di serie B”. Così li si considera ormai. Non lui che ci vive e li cura. Così li consideriamo noi del mondo civile, progredito e democratico. Ma attenti a dirlo chiaramente. Basta pensarlo. E la coscienza chi ancora ce l’ha se la può tenere.

 

 

 

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